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![]() ' IL MIO PENSIERO ' di Padre Domenico De Rosa |
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SCHIAVI DELLA DROGA
E/O ALCOOL |
I
PASSI DEL PENSIERO
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| " UNA COMUNITA' DI RECUPERO ALLA LUCE DELLA REGOLA TRINITARIA " |
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' IL FONDATORE
' Sono entrato nell'Arcidiocesi di Gaeta nel 1968. Sono stato per sei anni parroco di Suio Alto e Vicario Economo della Parrocchia S.Maria del Buon Rimedio, poi, parroco della Parrocchia di S.Antonio in Campomaggiore, allora di Castelforte, per un triennio. Nel frattempo misi su il Consultorio Diocesano " La Famiglia" a Formia e la Commissione pastorale della Famiglia dando vita, fra l'altro, ai primissimi corsi di preparazione al matrimonio, Assistente Diocesano unitario dell'A.C e dell'AIMC; nel Consiglio dei Presbiteri per 18 anni, eletto dalla base o per nomina arcivescovile. Per oltre un decennio detti il meglio di me. La verità è che nonostante tutto mi sentivo insoddisfatto. Io religioso-sacerdote trinitario, seguace di Giovanni De Matha, non mi sentivo realizzato. Mi sentivo un prete diocesano in abito trinitario. Avevo coscienza di non vivere il carisma del mio fondatore. Non ero felice. Ma forse le Tre Divine Persone - un certo giorno - dovettero riunirsi in particolare consiglio, nel quale decisero qualcosa circa il mio futuro, qualcosa di completamente nuovo. Nell'estate Assistente Religioso all'ospedale " Dono Svizzero " di Formia. Fui contento. Il servizio ospedaliero mi avrebbe avvicinato senz'altro alla tradizione del mio S.Ordine. I trinitari hanno avuto uno specifico campo di apostolato anche negli ospedali. A Roma, per es.,Innocenzo III affidò l'Ospedale S.Tommaso in Formis al nostro fondatore che ivi morì e fu sepolto. In Ospedale vi arrivai il 1° gennaio 1978 e il giorno dopo già mi resi conto che non ero stato chiamato soltanto per essere Assistente Religioso. La sola intuizione di un " qualcosa " di grosso e di nuovo mi faceva tremare... Non mi ingannai. Il prendere servizio in Ospedale, dette una svolta impensata e impensabile alla mia vita. Cosa stava per accadere? Ecco in breve. Una lunga fila di tossico-dipendenti, di ambedue i sessi, sfilava a dieci passi da mio alloggio, per prendere le alternative alla droga.....eroina. Le Tre Divine Persone, nel loro consiglio, naturalmente a mia insaputa, mi hanno teso una trappola.... pensai. La vista di quei giovani di mattina, di pomeriggio, di sera non mi lasciava dormire tranquillo. Che fare? Scappare? Rimboccarsi le maniche? Una notte mi sembrò di ricevere un messaggio particolare: "La Trinità per te, Domenico, significa... Prova a chiedertelo? Fare qualcosa...Iniziare subito... Da solo? Mai. Lessi la volontà della S.Trinità negli occhi di quei giovani...Alcuni episodi mi dettero la conferma. Avrei reso attuale, ai nostri giorni, il carisma di S.Giovanni De Matha: adorare la S.Trinità presente nella persona del tossicodipendente in vario modo, ad indirizzare chi me lo chiedeva, verso comunità già attive. Ne visitai alcune, ebbi colloqui con i fondatori di esse. Mi sembrò saggio usufruire delle esperienze altrui. Nel 1983 si dette forma giuridica al gruppo con l'istituzione dell'Associazione Solidarietà con sede presso il Consultorio diocesano in Via Tacito,5 Formia. L'anno seguente iniziammo il biennio di formazione con docenti del Centro di Psicoterapia per la coppia e la Famiglia, diretto dal Prof.Gaspare Vella, Direttore della I° Cattedra di Psichiatria presso l'Università la "Sapienza" di Roma. E mentre pensavamo alla nostra formazione si cercava una sede ossia un locale in fitto per iniziare gli incorntri con i tossicodipendenti e i loro genitori. Ovviamente, non potevamo fare questo servizio nel consultorio che, fra l'altro, aveva sede in un condominio. Quattro volte fallii...mi succedeva che non appena si veniva a sapere, cosa volessi fare dei locali...immediata e feroce una levata di scudi, non dava al proprietario la libertà di stipulare il contratto. La V° volta riuscimmo a stabilirci in via Rubino 132 a Formia. Il 6 gennaio Epifania del Signore alla presenza del Prefetto di Latina, del Mons. Vincenzo Farano, Arcivescovo di Gaeta, benedisse i locali. Il nastro fu tagliato dalla signora Carolina De Meo, madre del mio primo ragazzo che volle spezzare le catene della droga... In questi ultimi anni, sorella morte ha condotto alla casa del Padre alcuni soci fondatori dell'Associazione, ultime in ordine di tempo Maria Bronco e Almerinda Villa. Ho la certezza di avere degli avvocati in cielo...Il Signore non ce le ha tolti, ha loro semplicemente cambiato mansioni. Otto anni fa il 26 settembre, mi arrivò non una richiesta ma il primo ragazzo in carne ed ossa; tre giorni dopo il secondo; ambedue venivano dal carcere di Latina. Il giudice, non so come, credette che io già avessi una comunità residenziale funzionante a Formia, ed essi furono inviati all'indirizzo di via Rubino 132, dove però, come ho già detto, avevo soltanto un centro d'ascolto e di prima accoglienza. Interpretai questo fatto come uno spintone...Qualcuno mi diceva: sbrigati...poche chiacchiere! Mi detti da fare. La Protezione Civile mi offrì dei containers, la generosità del signor PASQUALE CAPOTOSTO che mise a disposizione la sua proprietà ed il 30 ottobre quei due ragazzi potettero trovare un approdo, senza ritornare in carcere. L'avventura "Solidarietà" imboccava decisamente e senza possibilità di ritorno la strada del recupero per ragazzi tossicodipendenti. L'Associazione e la Comunità erano realtà viventi. Mi sentivo forte del sostegno che mi offrivano operatori e volontari. Con me - in regime di volontariato - hanno lavorato e lavorano in vari settori dei responsabili ai quali, in massima parte, va il merito della continuità serena ed efficiente della vita dell'Associazione e della Comunità. Mie, se volete, sono le linee conduttrici del servizio e il coordinamento del servizio stesso. La mia formazione scientifica mi ha portato ad elaborare un sistema progettuale, facendo un'amalgama di tre modelli psicoterapeutici: l'Analisi Transazionale, la Dinamica di Gruppo, la Psicoterapia relazionale nell'ottica sistemica. C'è una filosofia, a monte di questi tre modelli, quella che va sotto il nome di "personalismo". In tutto il nostro pensare e agire è la persona che conta... la persona in sè e per se tossicodipendente o non, malato di AIDS o sano. Come lo schiavo ai tempi di Giovanni De Matha, per noi la persona è sempre "fine", mai può essere "mezzo". Ogni attentato alla persona mette in essere "moderne schiavitù" contro le quali vogliamo condurre la nostra pacifica crociata quotidiana. Avevamo idee chiare, quando i miei collaboratori ed io iniziammo questa che ho chiamato "avventura Solidarietà". Ciò spiega perchè non ho ritenuto nè utile, nè opportuno ricopiare modelli di altre comunità sorte prima della nostra...anche perchè sono convinto, che nessuno ha una ricetta miracolistica valida per tutti i casi di tossicodipendenza. (Padre Domenico De Rosa) |
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Articolo
pubblicato sulla rivista: Padre Domenico De Rosa |
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© Associazione
Solidarieta Onlus Formia |