' FORMAZIONE
TRINITARIA '
Collegare la mia formazione religiosa acquisita negli anni della gioventù
e
vissuta per decenni, con quella scientifica è stata per me un'esperienza
esaltante, gioiosa, prima che un'intuizione fortunata, quando decisi
di
dedicarmi i questo nuovo particolare servizio, per i tossicodipendenti
e/o alcolisti. Sono un religioso dell'Ordine della SS.Trinità
per la redenzione
degli schiavi, fondato dal provenzale Giovanni De Matha, Maestro-teologo
dell'Università di Parigi che ebbe come suo primo collaboratore
Felice, un
anacoreta, dal sangue blu, del casato De Valois.
Seguire questi due Santi uomini nel loro ideale, sintetizzato nel tradizionale
motto: Gloria tibi Trinitas et captivis libertas; far proprio il loro
carisma
per adorare la SS.Trinità, non da puro contemplativo, ma in modo
pratico, ossia nel servizio di riscatto, di liberazione integrale degli
schiavi,
rapportandoli, ad una fascia di giovani di oggi, ai dipendenti di droghe
distruttive dell'uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio-Trinità.
Questo ritengo la mia vocazione, la mia scelta di vita, questo giustifica
il mio posto nella Chiesa, la mia ragione di esistere in quanto
religioso-sacerdote-trinitario.
Giovanni De Matha...chi fù costui? Mi domanderete: Un uomo vissuto
otto
secoli fa e che ancora oggi, ha migliaia di seguaci sparsi per il mondo.
Cosa volle fare? Cone agì? Quale novità di vita apportò
nella Chiesa
col suo pensiero, con la sua azione, con la sua Regola?
Giovanni De Matha fu quell'uomo che non volle fondare monasteri o conventi
secondo la prassi plurisecolare vigente nella Chiesa del suo tempo e
nei
secoli dopo di lui, ma volle creare delle "Domus" ossia "case"
e volle che
in queste ci fossero un numero ristretto di religiosi: sei più
uno, quindi sette,
e volle che il settimo fosse chiamato non abate, non superiore, ma
minister
cioè "il
servo" e come tale si dovesse comportare.Volle, poi,
che i suoi
religiosi non fossero vincolati, come il monaco, alla residenza del
monastero
o convento, ma dovessero uscire, andare là dove il fratello era
in schiavitù
fisica, morale e spirituale, per riscattarlo...ma non con con le armi.
In un tempo in cui il fragore delle armi era, direi, assordante, che
si riteneva
necessario e giusto organizzare, con le Crociate, vere spedizioni di
guerra,
Giovanni De Matha fu un obiettore di coscienza, ante litteram. Domandava
al
Papa Innocenzo III, e le otteneva, lettere credenziali per trattare
con i vari
sultani dell'Africa del Nord, in forma diplomatica e pagando con oro
e con la propria persona, la liberazione degli schiavi, tenuti segregati
sia perchè
prigionieri di guerra, in occasione delle crociate, sia con veri e propri
sequestri
di persona in seguito ad azioni di pirateria sui litorali italiani,
di Francia
e di Spagna o in aperto mare su galere di transito.
Giovanni De Matha fu un ecclesiastico rivoluzionario, fondò un
Istituto dalla
originalità assoluta, volle uscire dagli schemi esistenti, fu
aperto alla
necessità e alle richieste del suo tempo. Scrisse una Regola
propria che fu
approvata da Innocenzo III, la "magna carta" dei trinitari...modello
di
saggezza e di lungimiranza, fedele icona del Vandelo di Gesù.
La mia formazione religiosa porta questo marchio inconfondibile. Posso
assicurarvi, tuttavia. che la mia formazione scientifica frutto di diversi
anni
di studio, non solo non ha trovato ragioni di conflitto, con quella
religiosa, ma
ha trovato sintonia e convergenze perfette tra i modelli psicoterapeutici
che sono andato studiando ed elaborando, unitamente alla filosofia di
fondo sottesa ad esse, e i dettami della Regola Primitiva redatta
da Giovanni De Matha.
(Padre
Domenico De Rosa)
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